Le origini della cantina Rocche Costamagna Torna alla Home
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Il Nebbiolo è uno dei primi vitigni a essere citato nei documenti e nelle fonti antiche: i richiami storici a questa varietà risalgono infatti alla seconda metà del 1200. Una lunga tradizione colturale, dunque, ma sempre in uno spazio relativamente circoscritto, perché il Nebbiolo non ha mai abbandonato i sistemi collinari raccordati alle Alpi e ha sempre prediletto i climi montani e continentali.

Dovuta almeno in parte al lungo periodo di coltivazione, la spiccata variabilità fenotipica del Nebbiolo ha portato non solo ad assegnare a questo vitigno denominazioni diverse nei differenti luoghi di coltura (Nebbiolo maschio, femmina, fino, gentile, piccolo e grosso, oppure Spanna nel Nord Piemonte, Picotendro in Valle d’Aosta, Prunent in Val d’Ossola, Chiavennasca in Valtellina), ma anche a definire nelle Langhe alcune sottovarietà. Le DOCG Barolo e Barbaresco devono, infatti, essere prodotte con Nebbiolo delle sottovarietà Michet, Lampia o Rosé.



Nelle Langhe attualmente gli unici 2 biotipi impiegati sono LAMPIA e MICHET.
La differenza tra le 2 varietà consiste principalmente nel vigore e nello sviluppo vegetativo, maggiore nel Lampia, e nella conformazione di grappoli e acini:

il biotipo LAMPIA presenta un grappolo piramidale medio-grande con ala ben sviluppata, acino medio-piccolo con colorazione meno intensa del Michet.
il biotipo MICHET presenta grappolo medio di forma cilindrico-conica, abbastanza compatto e con peduncolo lungo. L’acino è medio, di colore blu-nero.

La diffusione del vitigno nebbiolo risulta quanto mai limitata, data la scarsa capacità del vitigno di adattarsi al di fuori dei territorio storici di coltivazione.
La massima superficie investita a nebbiolo è concentrata nel comprensorio di Langhe e Roero, con oltre il 67% dei circa 5.015 ettari di nebbiolo coltivati nel mondo. Seguono Lombardia (16%), resto del mondo (8,5%), altre DOC e DOCG del Piemonte (7%), Sardegna (1%) e Valle d’Aosta (0,5%).